Dall' incontro tra Henrik Bjornsson , futuro Leader della band , il chitarrista Helgi Petursson , Einar Kristjansson (suonatore di maraca), il bassista Toggi Guomundsson ed il batterista Bjarni Johansson, per provare i brani contenuti nelle scadenti registrazioni 8 tracce di Bjornsson, nascono i Singapore sling (nome di un famoso cocktail).
Le stesse registrazioni servirono per partecipare nel 2001 alle selezioni dell'IcelandAirwaves Festival, dove ottennero un entusiasmante successo, al punto di esserci nuovamente l’anno successivo.
Alla fine del 2002 firmano un contratto con l’etichetta indipendente Americana Stinky.La stessa stinky, nel 2003, produce il disco “Curse of”ed organizza un promo-tour negli Stati Uniti.
Il loro Sound a primo ascolto sembra trarre ispirazione dai Velvet Underground, di cui i tutti i componenti sono cultori. Poi si avvertono nuances sonore più prossimi e correlabili a The Brian Jonestown Massacre e Jesus and the Mary Chain.
Nel 2004, Sempre per la Stink, esce il secondo disco: “Life is Killing My rock ‘N’ Roll.
Nel 2007 Cambiano etichetta discografica, approdando alla 8mm, pubblicano il disco “The Curse The Life The Blood”.
Nel 2009 esce per la The Machat Company “Perversity, Desperation and Death”.
Per iBeatles visitare l’India fu il punto di svolta creativo per superare le strutture musicali occidentali e dare maggiore spiritualità ai loro suoni.
Qualcosa di simile sarà avvenuto ai Dirtmusic - Chris Eckman (Leader della band americana dei walkabouts), Hugo Race (leader dei True Spirit, ex Bad Seeds) e Chris Brokaw (ex Codeine) - ritrovandosi ad assistere, tra le dune di Essakan (Mali), alfestival of the desert del 2008. In questo contesto incontrano una giovane band Tuareg desert-rock, i Tamikrest. Dopo diverse jam-session hanno intuito di avere molte affinità sonore e circa un’ anno dopo si sono ritrovati a registrare assieme il nuovo disco dei Dirtmusic, con la band Maliana di supporto, dal titolo “BKO” (la sigla internazionale dell’aeroporto della città Maliana di Bamako). Il risultato di questa collaborazione è un disco con una mistura di suoni e lingue senza confine.
E non a caso, Chris Eckman successivamente ha pure prodotto il disco dei Tamikrest: “Adagh” (Glitterhouse 2010). Un disco desert-rock-blues ricco d’infuenze indie correlabili, naturalmente, ai Dirtmusic.
“Loro sono il futuro della musica Tamasheq” questo lo ha detto Andy Morgan, ex manager dei Tinarawen (una delle band Maliane più famose nel mondo) parlando dei Tamikrest.
I Tamikrest, formatesi nel 2006 , si dice, infatti, che siano i figli sprituali di Tinariwen. Il loro ipnotico ed intenso suono deriva dalle tradizioni blues Tamasheq e dalla musica rock. Tamasheq è la lingua dei Tuareg , gente nomadenel Sahara ( vivono tra Nigeria, Libia, Algeria, e Mali). Il nome Tamikrest in Tamasheq significa connessione/nodo/coalizione. I sette componenti sono originari del Mali, Nigeria ed algeria, si sono incontrati grazie alla passione in comune per l’Ishumar rock, la musica ribelle Tuareg. Circa il loro passato dicono:”Un deserto ci ospita, una lingua ci unisce, una cultura ci impegna”.
L’autore e leader del gruppo ha 27 anni, si chiama Ousmane, spiega che "aveva 5 anni quando sentì per la prima volta una canzonedei Tinariwen, rimanendone colpito". Inoltre aggiunge, parlando del dramma del proprio popolo, che “quando i bambini Tuareg arrivano nelle scuole pubbliche del Mali si confrontano presto con le istituzioni locali che rifiutano di ammettere la realtà della sofferenza delle nostra gente. I più giovani subiscono il razzismo e l’emarginazione quotidianamente dentro le scuole stesse. La nostra speranza è che il mondo recepisca attraverso le nostre canzoni la sofferenza della nostra gente".
Chiosando, ascoltando e riascoltando "Adagh" si ha le sensazione di sentire degli elogi al deserto ed al suo vento che trasporta i nostri umori nell' etere Africano.
Gli Uzeda di Catania (Giovanna Cacciola, Voce; Raffaele Gulisano, Basso; Davide Oliveri, Batteria; Giovanni Nicosia, Chitarre; Agostino Tilotta, Chitarre) , come formazione, sono nati nel 1987. Dopo diversi concerti fatti in Italia nel 1991 firmano il loro primo contratto discografico con l’etichetta Romana A.V. arts, per la quale incideranno due dischi: Out of colours (1991) e Waters (1993) .
"Out of colours" prodotto dagli stessi Uzeda con l’apporto ,al missaggio, di Kenny Mc Donald è un disco più che accettabile. Con un sound di facile impatto, gli Uzeda, riescono a distillare i suoni e rumori "assimilati" negli anni 80 in un loro sound.
Infatti fin dalla prima traccia Hallucinated Games, ch’è pure video trailer del disco, si possono avvertire le influenze post punk e new wave che fanno da mainstream in tutto il disco, armonizzate da buone perizie chitarristiche. Tra le tracce del disco da segnalare : Goddam Thoughts e Little Bird dove la voce di Giovanna Cacciola ricorda Siousie Siouxsie , in specialmodo nell’inciso di questi 2 brani . Invece nel brano happy birthday si ha una sorta menage a tre: Bjork, Bauhaus e Sonic youth
Tra il primo è secondo disco la loro creatività sarà segnata dall’ incontro con il chitarrista degli Shellac, nonché già chitarrista dei leggendari Big Black e Rapeman, Steve Albini che andrà a produrre il loro secondo lavoro "Waters" : E’ un disco contemporaneo al periodo, dove la musica stava avendo un mutazione genetica con le sperimentazioni sonore tipo sonic youth. La creatività di Giovanna Cacciola e compagni riesce a materializzarsi in maniera più chiara, riuscendo a focalizzare il fine delle loro composizioni, le ricche pennellate sonore riescono a fare immergere l’ascoltatore in un sound itinerante spezzato, ogni tanto, da un jazz-core minimale, zampino Albiniano, che non guasta il tutto. La traccia numero 2, Needle House, è una ninna nanna psichedellica completata nel finale da una pioggia di suoni chitarristici. My getting older , It happened there e Roaming words sono i brani che sublimano la raccolta, dove la voce della vocalist ha una ammaliante cantilena onirica circondata dai riff delle sferzanti chitarre viaggianti dei due chitarristi del gruppo, vicine alla scuola Moore/Ranaldo .
Nell’autunno del 1994 viene licenziata per l’etichetta STRANGE FRUIT la Peel Session degli Uzeda , registrata negli studi Londinesi della BBC nel programma di Jhon Peel, vera e propria icona vivente del giornalismo musicale. Giovanna e compagni sono gli unici artisti Italiani , assieme alla Pfm, a partecipare al programma The john Peel Session; gli unici Italiani in assoluto ad essere invitati 2 volte al programma e ad incidere un disco (che racchiude 3 brani tratti da waters + 3 inediti) della performance alla corte di John Peel.
Nel Febbraio del 1995, per incompatibilità creative, Giovanni Nicosia lascia la Band. Da questo momento la loro musica sarà più ruvida e maggiormente vicina al sound di Chicago. Nello stesso anno, dopo vari "problemi economici", esce per L’etichetta touch and go il 12 pollici "4", bandiera del nuovo suono targato Uzeda, interamente registrato a Parigi dallo stesso Albini.
Il nuovo sound si sprigiona in maniera prorompente sin dalla prima traccia, Surrended: brano caratterizzato da pause intermittenti con un sincronismo esasperato in un caos sonoro travolgente. Nel secondo brano Sleep deeper: un basso che pulsa è la prima cosa che salta alle orecchie, questa pulsazione è l’anima del brano che si assimila alle dissonanze vocali, chitarristiche e ritmiche. La terza traccia, Right seeds, è un loop ossessivo di orgie sonore in continuo mutamento. Higher than me chiude il progetto,dove si sente un basso che ricorda la 4 corde di Les Claypool, Primus.
Nel 1998 viene licenziato dalla touch & go l’album epilogo del gruppo, "Different section of wires". La mutazione artistica è completata, il post punk , la new wave degli anni 80 sono solamente un remoto ricordo. "Different section of wires" è costituito da otto tracce completamnete impregnate del sound rumoristico di chicago, che gli uzeda hanno saputo reinterpretare a regola d’arte: la seconda traccia, Stomp, inizia con un loop ritmico elementare, ma si evolve con alternanze di note distorte di una chitarra predominante su tutto fino ad arrivare ad un duetto voce e chitarra che sublima la traccia; il terzo brano, Steel man , secondo me il più rappresentativo del disco, inizia con un sound a nervi scoperti, martellato da una batteria strepitosa , da un riff continuo e mutante di chittarra che avviluppa il tutto . Da prendere in considerazion pure la traccia Suaviter , una sorta jam session jazz-core con chitarre convulse e con intro ritmico fantastico; Female, invece, inzia con uno strappo sonoro provocato da una chitarra cacofonica , per concludersi con perizie tecniche e l’estro che hanno distinto La Band Catanese.
Nel 2006, sempre per la Touch & Go, esce "Stella": minimale, percussivo. Un disco etereo che conferma la vocazione degli Uzeda ai suoni dissonanti, Jazz-core. Giovanna Cacciola con la sua voce straziante contribuisce alla tessitura sonora dettata dalle pennellate chitarristiche, quasi “cacofoniche”, di Tilotta e dalle continue “false cadenze” del basso di Raffaele Gulisano e della batteria di Davide Oliveri
“Yo la tengo” è un espressione in Spagnolo utilizzata spesso dall’outfielder durante le partite di baseball e significa “io ho la palla”. Con questo singolare nome, Ira Kaplan e la moglie Georgia Hublay, nel 1984 iniziano l’avventura di una delle più longeve e prolifiche band Americane.
Originari di hoboken (NJ), Yo La Tengo sono stati talmente correllabili ai velvet underground fino al punto di suonare nel film “ I shot Andy Wharol” (1996) ricreando delle reminiscenze dei V.U..Nel 1986, prodotto Clint Conley dei Mission Of Burma, esce il loro disco d’esordio “Ride the Tiger”, con influenze che vanno dai Soft Boys ai Television, passando attraverso i Love di Arthur Lee. L River Of Water
La loro onnivoracità sonora gli ha dato la possibilità d’incontrare ed interpretare diversi generi musicali, riscontrabili nella loro cospicua discografia, dalla new wave al pop più sofisticato, attraversando l’indie-noise.